Citazioni, Aforismi e Frasi celebri

Winter Notes

Testi di Emanuele Conte tratti dal programma radiofonico “Winter Notes – Distratte annotazioni suonate d’inverno

Le persone contrastano la stagione del gelo non solo trattenendo il caldo del loro corpo avvoltolati nei loro vestiti pesanti, ma si fanno circondare anche dai ricordi, questo succede ovunque, alla fermata del bus, facendo jogging, andando in bicicletta alla mattina presto, tornando dal lavoro in treno; succede quando il sole, nelle giornate d’inverno, è pigro e al mattino inizia un pò più tardi a combattere contro il freddo mentre la sera cede più presto lasciandolo passare prima.
Per quanto freddo sia i ricordi non smettono mai di riscaldare, specialmente quando la sera è già arrivata e tutta l’acqua che è passata sotto ai ponti si scongela e ritorna viva, riportando alla mente giornate belle e giornate brutte che comunque siano oramai servono anche loro a tenere compagnia.


Cercando frettolosamente un foglio da dare in pasto a un burocrate affamato di vendetta per i fatti suoi, per caso ho trovato degli appunti gettati lì disordinati in un cassetto, riflessioni non complete, frasi macchiate di caffè, c’erano anche alcune note su brani musicali, appunti tipici di quando si costruisce una sequenza di sound design, forse di un lavoro di tanto tempo fa , ma ad incuriosirmi è stata una nota del committente che diceva: “tenere presente che è necessario far sentire il calore della stagione fredda, non solo con le parole, ma anche con la musica”.
A volte cercando qualcosa trovi di tutto, anche quello che può darti lo spunto per nuove avventure.


La calma dell’inverno, può essere rotta da una folata di vento gelido, si chiama realtà; ti sveglia di colpo, e non gli importa se sei accoccolato nel tuo caldo maglione e stai guardando il soffitto, la tv, o se sei incantato dal fuoco che danza sui ceppi accesi nel camino.
Quando soffia, il vento della realtà ti sveglia con un brivido freddo, dicendo che il domani non esiste e che se lo vuoi devi iniziare subito a costruirlo da te. Per farlo puoi utilizzare i sogni, la speranza o i ricordi, anche se a volte sono solo pietre o visi perduti.


Il candore della neve, i tramonti infuocati dell’inverno sono un’immagine che la natura ci regala da sempre, anche se noi compatti la ringraziamo solo sfidandola.
In certe giornate la calma dell’inverno può trasformarsi in una tempesta o in una tormenta di neve, che bisogna passare prima di rivedere il sole rosseggiare di nuovo al tramonto; è in quei momenti che gli esseri umani mostrano tutti i loro pregi e i loro difetti, è in quegli istanti interminabili che il buono, l’opportunista, l’altruista, egoista o l’indifferente si mischiano mutando e definendo la forma un mostro fatto di gelo, un mostro che fa paura, fino a che il sole non tornerà fino a che il sole non tornerà per scioglierlo.


Certe relazioni si mostrano di un colore monotono, invernale, non appaiono splendenti di colori vivaci agli occhi della gente, sembrano incomprensibili, impossibili, non si sa come possano esistere o resistere, c’è chi dice vivano sul filo del rasoio.
Ma gli abbracci in equilibrio fra l’improbabile e la follia sono quelli i più forti e decisi, sono un meraviglioso viaggio che parte dalla volontà di stare insieme, andando oltre il colpo d’occhio degli altri.


La neve cade, bianca, coprendo tutto quello che c’è, ma quando tocca terra, le persone calpestandola, inevitabilmente possono sporcarla, facendola diventare poco più che fango, ma non importa, vederla scendere così chiara da un cielo grigio di nuvole, avvolta in un silenzio che fa scordare i rumori e le delusioni della gente, riempie il cuore, fa respirare l’anima e ti fa ritrovare le tracce di chi stavi cercando o le tue, per tornare casa.


I baci sono come i cristalli di neve, non ce n’è uno uguale all’altro.


La stagione fredda porta nell’aria quel tipico profumo di legna che brucia, sui campi si fa pulizia, si potano i rami delle piante più anziane, affinché trovino più forza per risvegliarsi a primavera.
L’inverno porta i profumi di cantina, le grida dei bambini in casa, il gusto dello stufato con pazienza, la voglia di guardare dalla finestra il freddo, mentre regola i suoi conti con il mondo, ghiacciando l’acqua, accorciando le ore di luce, raffreddando la gente, preparando la festa della rinascita prima che finisca l’anno, e il sole, che a mezzogiorno resta basso, pare quasi voglia nascondersi per riposare po’, senza dare nell’occhio, in attesa che ritornino le rondini.


Girando le strade d’inverno, tardando prima di andare a casa, quando l’alito appanna gli occhiali, e le persone sembrano camini che sbuffano e ti guardano distratti con gli occhi che emergono appena appena dalla sciarpa, e come per paura che gelino anche i pensieri, il loro capo è coperto da berretti di lana, spesso buffi, sembrano i comignoli delle case di favola, quelle illustrate nei biglietti d’auguri.
Poi lo sguardo finisce in un angolo, c’è un signore dal portamento distinto, ordinato, un bel vestito, un po sgualcito, sembra non abbia fretta, sta lì cercando di nascondere il suo imbarazzo, si lascia trapassare dai brividi di freddo senza riuscire a trattenere il tremore, ha una mano tesa e con l’altra porge un foglio dove c’è scritto:” ho perso tutto, mi resta solo il decoro… e questo vestito”.


L’inverno per gli artisti non è mai stato un gran bel periodo, soprattutto nel passato e per quelli di strada, ma gli artisti, più sono al chiuso e più escono con il pensiero, e d’inverno c’è chi lo fa suonando al pianoforte.


Le melodie nate d’inverno in realtà vanno bene per tutte le stagioni, anche quella della disco music, a cavallo fra la metà degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta.
La regina della disco era solare come l’estate, Donna Summer che faceva ballare i lenti con una melodia invernale.


Ci sono stagioni talmente fredde che non riusciresti a riscaldarti nemmeno se accendessi il fuoco più grande del mondo.
Sono le stagioni nelle quali non credi a niente, fino a che dalla tua nebbia non emerge qualcuno.


A volte, credendoci ancora, degli appunti disordinati o delle foto immaginate, ritornano come degli amici a stemperare le giornate fredde.


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